IL TERRORISMO DOPO L'11 SETTEMBRE: COSA ASPETTARSI? di Guido Pegna Ricordate gli attentati all'antrace? Si verificarono negli Stati Uniti nei due o tre mesi successivi all'11 Settembre famoso, colpirono giornalisti, uomini politici e impiegati postali, provocarono in tutto solamente 5 morti ma enorme panico in tutto il mondo. Si è saputo poi che le spore del terribile bacillo provenivano da un laboratorio governativo americano. In quei giorni si diffuse anche da noi il panico per l'antrace: io stesso ho visto per due volte persone che in un negozio di idraulica di San Sperate acquistavano filtri da mettere sui tubi dell'acqua potabile. Viviamo in un mondo incomprensibile. Le armi di distruzioni di massa per le quali si scatenano guerre contro gli stati canaglia non vengono trovate, mentre non si capisce perché i terroristi, che si dice ne siano probabilmente in possesso, non le usino. La domanda che da un po' di tempo continuiamo a porci è la seguente: perché costoro non si decidono finalmente a dei begli attentati in grande stile, realizzando stragi di massa con la ferocia e la fanatica determinazione che conosciamo? Perché pur essendo relativamente facile far esplodere una piccola bomba atomica, contaminare con l'antrace gli acquedotti di intere città, o produrre in un anonimo appartamento quantità rilevanti di virus del vaiolo o della peste bubbonica da spargere con un piccolo aereo su vasti territori, perché tutto ciò non avviene? La risposta è semplice, e richiede di attribuire ai terroristi un po' più di intelligenza e di senso strategico di quanto non siamo soliti. Immaginiamo lo scenario in cui una città come New York, o più in piccolo, come il Vaticano, vengano distrutte o avvelenate. Il clamore sarebbe immenso, naturalmente. Ma dopo, cosa resterebbe da fare? Distruggere simultaneamente Washington e Chicago, e poi San Francisco Huston e Detroit insieme, e così via in una crescente devastazione da terza guerra mondiale? Ciò non è verosimile, non è realizzabile ed è strategicamente inutile. Non è più produttivo, allo scopo di mantenere alta la tensione, procedere con frequenti, piccoli ed economici attentati, in una eventuale escalation la cui lenta gradualità sia commisurata esattamente alla progressiva assuefazione che si forma nell'opinione pubblica? E' per questo che l'attentato alle torri gemelle, fra l'altro mai rivendicato, o è stato un errore, nel senso che l'effetto - il crollo completo delle torri e gravissimi danni a quattro o cinque grattacieli intorno - è stato maggiore di quanto preventivato, o non è stato opera di terroristi. Forse di un pazzo megalomane e piuttosto insipiente, o magari di qualcun altro ancora, di quelli che sono soliti pensare in grande, troppo in quel caso. Se questa analisi è corretta, non sono da aspettarsi stragi terroristiche di massa almeno in un futuro prossimo. È più produttivo tenere il mondo nel panico con la continua minaccia, rinfrescandogli di tanto in tanto le idee con il procurare attacchi su scala ridotta ma di efficace risonanza su giornali e televisione.